Casale Anio Novus Ristorante e Ricevimenti | Casale Anio Novus - Ristorante e Ricevimenti
Il Casale Anio Novus è un manufatto leggero incastonato nella struttura delle rovine dell'Acquedotto, ricco, nelle sue sale interne di rifiniture filologiche ispirate all'epoca romana.
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Il Casale Anio Novus è un manufatto leggero incastonato nella struttura delle rovine dell’Acquedotto, ricco, nelle sue sale interne di rifiniture filologiche ispirate all’epoca romana.

Il particolare distintivo è l’importante terrazza prospicente il Casale, palcoscenico ideale per godere appieno dell’acquedotto e dello spazio naturale in cui è inserito.

In pochi attimi si diventa protagonisti di un quadro campestre, nella cornice delle campagne romane.

 

Una breve introduzione storica:

L’acquedotto Anio Novus, iniziato da Caligola nel 38 d.C. e terminato da Claudio quattordici anni più tardi, aveva il percorso più lungo di tutti gli altri acquedotti di epoca romana: 58,700 miglia romane, pari a 86,876 km, di cui circa 73 km sotterranei e circa 14 in superficie; la metà del percorso superficiale era condiviso con l’Acqua Claudia, al cui canale l’Anio Novus si sovrapponeva dal VII miglio della via Latina per giungere a Roma sulle arcuazioni, in buona parte ancora visibili, nel Parco degli Acquedotti.

Seguendo la valle dell’Aniene sulla sinistra del fiume, a circa metà strada tra Subiaco e Mandela si affiancava, ad un livello più elevato, prima al condotto dell’Acqua Claudia, poi a quello dell’Acqua Marcia e più avanti, dopo Mandela, a quello dell’Anio Vetus. Dopo Castel Madama si allontanava per un tratto dal fiume per riavvicinarsi di nuovo dopo aver aggirato un paio di alture.

All’altezza della Valle dell’Empiglione, la condotta si suddivideva: un ramo proseguiva verso Tivoli su viadotti e ponti, i cui resti sono visibili in località Arci, mentre il secondo ramo proseguiva verso sud in direzione di Gallicano nel Lazio, superando l’attuale Strada Provinciale 33a con un imponente serie di arcuazioni. Di quest’ultimo tratto rimangono considerevoli resti murari, una serie di imponenti arcuazioni su cui corre lo specus, la vera e propria condotta, intonacata con un rivestimento in cocciopesto, il materiale edilizio costituito da malta e frammenti minuti di materiale ceramico, come tegole o mattoni, che impermeabilizzava la muratura.

La struttura ancora oggi conservata, oltre ad aver stimolato negli anni passati pittori e studiosi delle antichità romane tra cui Thomas Ashby (1851-1906), rappresenta una delle testimonianze dell’altissimo livello raggiunto dai romani sia nell’edilizia che nell’ingegneria idraulica.